TRENTANOVESIMA STAGIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MERCOLEDÌ 25 GENNAIO 2017

ORE 20.30

 

GENESTRERIO

CHIESA PARROCCHIALE

 

 

In occasione della sagra di

Sant'Antonio Abate 

 

 

 

GIOVANI ALLA RIBALTA

 

QUARTETTO LUGANO 4 TUNES

 

Zeno Fusetti, violino

Teira Yamashita, violino

Giulia Wechsler, viola

Alessandra Doninelli, violoncello

 

Musiche di L. v.Beethoven e F. Schubert

 

 

Quando Ludwig van Beethoven si apprestò a scrivere i sei Quartetti dell’op. 18 aveva 28 anni, e in quel periodo della sua vita stava regalando al mondo alcuni capolavori, tra cui il Trio per archi op. 9 n. 3 e le Sonate per pianoforte op.10 n. 1 e op. 13, quest’ultima universalmente nota con il titolo di “Patetica”.

La cosa che apparenta queste composizioni è la tonalità di do minore, assai vicina alla sensibilità beethoveniana e utilizzata dal genio di Bonn per accentuare i con- trasti drammatici. Non a caso anche la Quinta sinfonia è scritta in questa tonalità, come del resto il quarto dei sei quartetti op. 18, composti tra il 1798 e il 1800 e dedicati al principe Franz Joseph Lobkowitz, amico di Beethoven e suo benefat- tore, tanto da compensare il lavoro con seicento orini annui e il dono di preziosi strumenti ad arco, tra cui un violoncello di Guarnieri del Gesù e un violino di Nicola Amati.

Pubblicati dall’editore Mollo nel 1801, i quartetti ebbero una cronologia non corri- spondente all’ordine numerico, poiché il primo a essere compiuto fu il terzo, quindi il primo e il secondo, quinto e sesto, mentre il quarto ha una datazione più incerta. La caratteristica precipua del Quartetto per archi in do minore op. 18 n. 4 è l’as- senza di un movimento lento, sostituito da un Andante scherzoso, quasi Allegretto e quindi da un Minuetto a precedere l’Allegro nale. Il primo movimento pone in evidenza il primo violino con una frase cantabile sostenuta dallo staccato del vio- loncello, ed è caratterizzato dall’alternarsi di due temi in contrasto tra loro, carat- teristica comune a diverse composizioni beethoveniane. Assai brillante è l’Andante scherzoso, di raf nata espressività e un delicato fraseggio degli archi, mentre il Minuetto indulge di più verso i toni patetici e sommessi, accompagnato da un Trio con lievità di toni.

Echi haydniani si avvertono nell’ultimo movimento, con un tema quasi zingaresco che dona leggerezza e vigore prima della veloce ripresa del tema principale. Anche i grandi della musica si “autocitano”, e dopo Bach anche Franz Schubert ri- prende per il suo Quartetto per archi n. 13 in la minore op. 29, D. 804 “Rosamunda” materiale tematico tratto da precedenti lavori, anche se di diverso genere. Com- posto tra il febbraio e il marzo 1824, il quartetto accoglie, nel secondo movimento, un tema preso dalle musiche di scena per la “Rosamunde” e un altro tratto dal Lied “Die Götter Griechenlands” composto nel 1819 su testo di Friedrich Schiller, riuti- lizzato dapprima nell’Ottetto e qui nel Minuetto del terzo movimento.

Schubert dedicò il lavoro al violinista Ignaz Schuppanzig, che con il suo quartetto lo eseguì al Musikverein di Vienna il 14 marzo 1824. Si tratta di un’opera che ri ette lo stato d’animo del compositore in quel periodo della vita, e il tono dolente e mesto si riscontra soprattutto nell’Allegro ma non troppo iniziale, in cui il violino espone il primo tema poi ripreso in maggiore. Il secondo movimento, Andante, possiede lo spirito di un autentico Lied, con il motivo dominante af dato al violino primo, men- tre è il violoncello a proporre il tema nel successivo Minuetto, seguito dagli altri strumenti. Nubi dissolte nell’Allegretto moderato nale, con l’atmosfera gioiosa e danzante che lo pervade, grande invenzione melodica e una coda breve e incisiva.