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Venerdì 14 dicembre ore 20.30

Chiasso Cinema Teatro

Concerto 

 

Daniel Lozakovich violino

Alexander Romanovsky pianoforte

 

 

 

 

Wolfgang Amadeus Mozart compose a 23 anni, nel 1779, la splendida Sonata n. 26 in si bemolle maggiore per violino e pianoforte, catalogata da Ludwig von Köchel con il numero 378 e pubblicata da Artaria a Vienna solo nel 1781. La dedica è alla pianista Josepha von Aurnhammer e la Sonata colpì profondamente gli ascoltatori per il carattere nuovo e brillante e la perfetta fusione tra violino e pianoforte ottenuta dal genio salisburghese. Il brano richiede esecutori di talento e di eguale valore, per la scrittura virtuosistica e il profondo intreccio tra le parti. Il primo movimento, l’Allegro moderato, dà subito l’idea dell’ampiezza della composizione e della varietà dei temi sviluppati, quattro, affidati vicendevolmente al pianoforte e al violino. È musica scorrevole e fresca, appena venata da una nota malinconica. Quasi pre-romantico è l’Andantino sostenuto e cantabile, per la morbidezza melodica e il delicato sentimento che lo pervade, con i due strumenti che dialogano in un perfetto gioco simmetrico, prima dell’elegante coda “alla francese”. Scoppiettante il Rondò finale, pieno di inventiva e incisività ritmica.

 

La Fantasia in do maggiore per violino e pianoforte op. 159 è una delle poche composizioni che Franz Schubert dedicò ai due strumenti, fu scritta nel dicembre del 1827 e pubblicata postuma soltanto nel 1850 dall’editore Diabelli, a sua volta musicista. La prima esecuzione si ebbe alla Landhaussaal il 20 gennaio del 1828, e a suonarla fu il violinista Josef Skawjk, assai stimato da Schubert che gli aveva dedicato il Rondò op. 70. Per il compositore austriaco è un periodo di massima creatività: di quel tempo, infatti, sono gli Impromptus e i Momenti Musicali per pianoforte e la splendida Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani, oltre alla stesura della Sinfonia in do, la “Grande”, che sarà eseguita postuma. La Fantasia per violino e pianoforte non riscosse successo alla prima, i critici del tempo non compresero le innovazioni schubertiane e il suo volere abbandonare la classica forma sonata per una maggiore libertà espressiva. Sognante ed evocativo è l’Andante molto iniziale, con la delicata melodia del violino, mentre l’Allegretto che segue presenta un brillante rondò all’ungherese, preludio alla parte centrale del brano, costituita da una serie di variazioni sul tema del lied “Sei mir gegrüsst” di Friedrich Rückert dalle quali spunta alla fine ancora il tema dell’Andante. Il Presto finale è un fuoco d’artificio di abilità virtuosistica.

 

Beethoven compose il finale della Sonata op. 47 per primo, pensandolo in realtà per l’op. 30 n. 1, un lavoro di certo più convenzionale di quella che sarebbe diventata una delle sue composizioni più note, anche per la dedica al virtuoso francese Rodolphe Kreutzer, che in realtà la giudicò «outrageusemente inintelligible» e non la eseguì mai. Anche il racconto di Tolstoi non fece buona pubblicità alla Sonata, tranne che per il primo movimento, perché il protagonista sostiene che il secondo tempo «è bello ma comune e non nuovo, con ignobili variazioni», e il terzo «assolutamente debole». La Sonata op. 47 in la maggiore fu terminata nel 1803 ed eseguita il 24 maggio dello stesso anno dal mulatto George Augustus Bridgetower, violinista del Principe di Galles, per il quale era stata scritta (ma non dedicata, per una rivalità amorosa), con l’autore al pianoforte, suscitando perplessità nella critica che giudicò Beethoven un «adepto di un terrorismo artistico». La cifra della composizione appare già nel frontespizio della prima edizione a stampa: “Sonata scritta uno stilo (sic) molto concertante quasi come d’un Concerto”, e mostra la differenza di questo brano con le altre Sonate, per proporzioni più ampie, il rapporto tra i due strumenti e le alte ambizioni espressive. Già l’introduzione lenta del primo tempo mostra una netta in contrapposizione di “carattere” tra violino e pianoforte, esaltata dal Presto successivo, che è il fulcro dell’intera composizione, con il suo carattere drammatico e incalzante, e la scrittura altamente virtuosistica. Poi la tensione diminuisce nell’Andante centrale calmo e di tono contemplativo, mentre il Finale in 6/8 è trascinante, con un flusso ritmico ininterrotto spezzato soltanto da un breve episodio sospeso, in modo di corale.

 

 

Primi posti | 40.-/35.-

Secondi posti | 35.-/30.-

Biglietto speciale per i soci di Musica nel Mendrisiotto | 25.-

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