Prossimo appuntamento


Domenica 9 dicembre ore 10.30

Mendrisio

Sala Musica nel Mendrisiotto (presso Museo d’arte Mendrisio)

 

Matinée

 

Sergio Marchegiani pianoforte

 

 

 

Nei Notturni, Fryderyk Chopin trovò il mezzo musicale cui affidare i suoi diversi stati d’animo, l’emozione e il dolore, l’affetto e la nostalgia, una “confessione” tra le note di schietto carattere romantico. Ma non fu lui l’inventore del genere, bensì il compositore e pianista irlandese John Field, che dal 1814 in poi ne scrisse una ventina, pagine intimistiche e sentimentali, di vena malinconica e grande impatto emotivo, di un pianismo fatto di mezze tinte. In precedenza il genere del Notturno risaliva all’epoca di Mozart e Haydn ed era rappresentato da serenate e divertimenti eseguiti durante feste serali all’aperto. Con il romanticismo il fascino della notte accrebbe di interesse, prima tra poeti come Novalis o Jean Paul, poi tra i musicisti - da Chopin a Schumann fino a Wagner - affascinati anche dal Belcanto italiano di autori come Bellini. 

Fryderyk Chopin compose 21 Notturni, tra il 1825 e il 1846, diciotto dei quali pubblicati in vita, perfezionando nella forma e nella sostanza quelli di Field. I brani mostrano infatti un carattere lirico ed elegiaco, esaltano il bel suono e soltanto negli ultimi si avverte un tono più drammatico e l’accentuarsi di un tormento interiore. I tre Notturni dell’Op. 9, dedicati a Maria Pleyel, sono tra le sue composizioni più celebri e lo stesso musicista ne curò la pubblicazione nel 1832. Il n. 1 si caratterizza per un tema molto intimo e delicato più volte riproposto e variato, mentre il n. 2 ha un carattere più salottiero e risente dell’impronta fieldiana e del Belcanto italiano. Chopin stesso amava eseguirlo variando continuamente il tema. I Notturni dell’op. 15, dedicati a Ferdinand Hiller, hanno tratti più “eroici”, con il primo che richiama le melodie dei canti popolari polacchi, e il secondo a presentare, come motivo d’apertura, un richiamo all’ouverture del “Coriolano” di Beethoven. Il terzo, invece, fu forse composto sull’emozione di una rappresentazione teatrale dell’“Amleto” shakespeariano, come potrebbe far pensare il corale religioso della parte centrale. 

Celeberrimo è anche il Notturno op. 27 n.1, del 1834, introdotto da due battute in doppie terzine, con il tema successivo ripetuto ogni volta con una leggera variazione e la tensione che via via aumenta fino al Più mosso in ritmo ternario. Il brano termina con un andamento di Berceuse riprendendo il tema iniziale. I due Notturni dell’op. 32, scritti dal 1836 al 1837, sono quelli che riprendono più da vicino il modello di John Field: il n. 1 si apre con un’atmosfera piuttosto cupa ad anticipare una Coda che interrompe il carettere cantabile del brano, che si chiude in minore. I due Notturni dell’op 48, pubblicati nel 1841 e dedicati a Laure Duperré, rappresentano uno dei capolavori di tutta l’arte pianistica di Chopin. Il n. 1, in do minore, manifesta la sintesi delle nuove caratteristiche stilistiche raggiunte dal compositore polacco in quegli anni: nel Lento iniziale una ricca melodia si sovrappone alla marcia, mentre nel Poco più lento il tema del corale è armonizzato da accordi arpeggiati, in una scrittura “sinfonica” che prelude a Franck. 

 

 

 

entrata | 20.-   

soci Musica nel Mendrisiotto | 10.-

giovani fino a 16 anni | entrata gratuita