DOMENICA 28 MAGGIO 2017

ORE 11

 

 

LIGORNETTO

 

MUSEO VINCENZO VELA

 

 

Barbara Ciannamea, violino

Darko Brlek, clarinetto

 

Ensemble Borromini

 

 

Musiche di Vivaldi, Gershwin, Weber

 

 

Vivaldi scrisse più di cinquecento concerti, a volte anche due alla settimana, alternandoli alla composizione di circa cento Opere teatrali. Li realizzò per i più svariati organici e a volte per speci ci strumentisti. Uno di loro fu il virtuoso violinista Johann Pisendel. Proveniente dalla corte di Dresda, divenuto amico e allievo di Vivaldi nel 1712, Pisendel visitò spesso Vivaldi a Venezia, per poi far ritorno a Dresda dove divenne il più famoso esponente del suo strumento in Germania. Fu l’ispiratore di una serie di concerti ora conservati nella locale biblioteca di Sassonia, e che furono probabilmente eseguiti a corte da Pisendel. Questi concerti sono, in tipico stile vivaldiano, composti da tre movimenti Allegro – Adagio – Allegro. Le date di composizione esatte non sono note, e non si ha neanche certezza che siano composizioni originali per Dresda. Alcuni sono in stile concertante, con il solista che emerge dal gruppo solo sporadicamente. Altri, come il Concerto RV 323 in programma, hanno caratteristiche solistiche più marcate, con il solista che spicca dal gruppo ed è impegnato in passaggi virtuosistici davvero impervi.

Il pretesto per la scrittura del Quintetto op. 34 derivò in Weber dall’amicizia, n dal 1811, con il clarinettista virtuoso Heinrich Baermann. Weber lavorò al brano a tempi alterni per quattro anni, completandolo nel 1815. Baermann era un solista itinerante e avrebbe preferito un Concerto, ma nelle piccole città era spesso difficile trovare un’orchestra decente. I solisti erano anche compositori, come fu il caso di Louis Spohr, e risolsero il problema scrivendo quartetti o quintetti “brillanti”, funzionali cioè al solista, come se si trattasse di mini-Concerti. In questo modo i solisti avevano bisogno di soli quattro o cinque buoni musicisti, reperibili anche nelle piccole città, e l’esibizione poteva essere organizzata. Il Quintetto per clarinetto di Weber offre in effetti tutta la drammaticità, il brivido e il pathos di un vero Concerto. E in quanto compositore di melodrammi, Weber non ebbe dif coltà a creare drammatici effetti operistici. Pur richiedendo un solista di grandi capacità tecniche, non si tratta meramente di un pezzo di bravura. Al contrario, le melodie amabili e il raf nato trattamento dei temi musicali rendono questa composizione molto varia e avvincente.

La “Lullaby” (ninnananna) per archi fu scritta da Gershwin nel 1919 mentre alternava gli studi accademici di armonia e contrappunto alla composizione di song per i musical di Broadway. L’urgenza di approfondire la teoria e di perfezionare le tecniche compositive rimase per l’autore una componente irrinunciabile di tutta la sua breve vita. Il tema iniziale della Lullaby divenne parte di un’aria (Has Anyone Seen My Joe?) per l’opera in un atto intitolata “Blue Monday”. Malgrado il fiasco con cui fu accolto, questo lavoro destò l’interesse del famoso “re del jazz” Paul Whiteman, che commissionò a Gershwin la prima versione della celebre “Rhapsody in blue”. Il manoscritto della Lullaby è rimasto per molti anni sepolto negli archivi di Ira Gershwin e venne eseguito per la prima volta nella sua orchestrazione originale solo nel 1967.

entrata 20.–

ridotti (AVS, AI, Studenti) 15.– 

soci Musica nel Mendrisiotto 10.–

Giovani fino a 16 anni e studenti CSI entrata gratuita