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Domenica 26 maggio | ore 10.30

Mendrisio | Oratorio Santa Maria

 

Matinée

 

 

 

 

 

Solisti

Barbara Ciannamea, violino

Giovanni Mareggini, flauto

 

Ensemble Borromini

Corrado Greco, clavicembalo e maestro concertatore

 

 La Stravaganza op. 4, è una serie di dodici Concerti scritti da Vivaldi tra il 1712 e il 1713. La raccolta fu pubblicata nel 1716 e dedicata al nobile veneziano “Signor Vettor Delfino”. Tutti i concerti sono orchestrati per violino solista, archi e basso continuo, ma alcuni richiedono solisti aggiuntivi (come un secondo violino o violoncello solista). Ciò che più colpisce della raccolta è l’incredibile inventiva di Vivaldi pur rimanendo all’interno di una cornice definita di forze strumentali e armoniche.

Se in vita, nonostante i numerosi riconoscimenti, la fama di Pergolesi era strettamente limitata all'ambiente musicale napoletano e romano, non deve sorprendere che questa figura di compositore, morto giovanissimo con una parabola artistica di soli cinque anni e tuttavia in grado di lasciare una manciata di composizioni indimenticabili, abbia potuto suggestionare poeti ed artisti che, nel corso dell'Ottocento, ne reinterpretarono la figura in chiave romantica. Tuttavia già alla metà del Settecento era immensamente più noto di quanto non fosse stato in vita: le numerose stampe delle sue composizioni iniziarono a viaggiare in tutta Europa, interessando autori minori o anche di rango elevato come Johann Sebastian Bach. Il suo concerto in sol maggiore per flauto, in stile galante come molti altri composti nello stesso periodo, è suddiviso in tre tempi secondo uno schema consueto: un primo tempo allegro e più denso, un secondo più lirico e cantabile e un terzo tempo vivace e tecnicamente brillante. Il tema affidato all’orchestra ha il compito di aprire, dopo qualche battuta, il sipario al protagonista, il flauto appunto, che ribadisce la tonalità e comincia a “giocare” puntando il faro sull’abilità e la generosità dell’interprete.

John Rutter, è compositore e direttore soprattutto di musica corale. La sua Suite antica, in sei movimenti, fu composta nel 1979 per un concerto nel quale era prevista l’esecuzione del quinto Concerto brandeburghese di Bach, cosa che convinse l’autore a usare lo stesso organico. La Suite ha di antico solo la suggestione, essendo le armonie e la condotta dello strumento solistico prettamente moderne. Il brano ha però ottenuto grande successo, per il garbo, la vivacità ritmica e la varietà dei singoli movimenti.