Trentottesima Stagione

Domenica 9 Ottobre

ore 10.30

 

Mendrisio

Sala Musica nel Mendrisiotto

(presso Museo d’arte Mendrisio)

 

Matinée

 

 

 

 

 

Bruno Canino e Trio d’archi Beaux Arts

 

Joaquin Palomares violino

Paul Cortese viola

Herwing Coryn violoncello

Bruno Canino pianoforte

 

 

Johannes Brahms      

 

Quartetto per pianoforte e archi in la maggiore n. 2 op. 26 (1862)

 

 

 

Segue degustazione di vini locali 

 

 

Pianoforte Steinway Gran Concerto messo a disposizione dall’Associazione Mendrisio “Mario Luzi Poesia del Mondo”, nell’ambito della sezione musicale dedicata ad Arturo Benedetti Michelangeli, presieduta da Paolo Andrea Mettel.

 

Accesso difficoltoso ai disabili causa scale.

 

entrata 20.-  |  ridotti* 15.- | soci Musica nel Mendrisiotto 10.-

Giovani fino a 16 anni e studenti CSI entrata gratuita

 

*AVS, AI, studenti

 

 

 

 

Nel 1785 Wolfgang Amadeus Mozart mise mano a un nuovo modello di formazione cameristica, il Quartetto con pianoforte. Era sua intenzione, infatti, unire pianoforte e archi e farli “ragionare” assieme, sintetizzando due diverse forme espressive e coniugando il dialogo drammatico e virtuosistico del concerto pianistico con l’introspezione più intima e concentrata del quartetto d’archi. La forma classica si apre così a nuovi orizzonti: basti pensare che in quegli anni Schiller scrive la sua “Ode alla gioia” e molti dei semi gettati dallo Sturm und Drang incominciano a germogliare e a dare frutti.

 

 

Il “circolo romantico” di Heidelberg, con in testa Brentano, Novalis e Tieck, polemizza con Goethe e Voss. Il gusto popolare, come categoria culturale, incomincia a farsi strada e a consolidarsi, con un’evidenza indiscutibile e l’attrazione verso il genere popolare vedrà come conseguenza una simbiosi tra uomo e natura. Il Romanticismo sta per irrompere, il Romanticismo è servito.

Tra Schiller e Nietzsche si compirà la fine del Classicismo con il sopraggiungere della Modernità, e il modello che Mozart ha estratto dal suo genio servirà come base portante per supportare i pilastri più imponenti del Romanticismo che traboccherà nel XIX secolo: Beethoven, Schubert, Schumann, Mendelssohn e Brahms.

 

Il Quartetto per pianoforte e archi in la maggiore, n.2 op. 26 appartiene al periodo giovanile brahmsiano, fu composto tra il 1860 e il ’61 ed eseguito per la prima volta alla Grosser Musikvereinsaal il 29 novembre 1862. Johannes Brahms aveva in quegli anni sperimentato ogni possibilità sonora del pianoforte fino a innalzarlo a un ruolo quasi orchestrale, e anche le composizioni cameristiche lo vedono assumere un ruolo predominante. Il giovane Brahms era pieno di fuoco, componeva di getto lasciando il lavoro di lima a un tempo successivo, e il Quartetto in la maggiore rappresenta uno snodo importante nella sua opera, perché apre le porte alla modernità pur rimanendo in qualche modo ancorato a schemi del passato.

 

Qui si percepisce una sopravvenuta maturità, una scelta misurata e profonda del materiale tematico, variato con stupefacente bravura fino a renderlo quasi inesauribile, imponendo così alla forma classica una insolita elasticità, grazie a una sensibilità proiettata in avanti, verso le sottigliezze psicologiche e lo spleen che caratterizzeranno l’Europa fin-de-siècle. Il Quartetto è un’opera imponente, un magma musicale dipanato con estrema sottigliezza, ispirato dalla prima all’ultima nota, con l’Adagio centrale fulcro musicale della composizione, grazie al meraviglioso tema esposto dal pianoforte su un tappeto di archi con sordino. Il Brahms “infuocato” traspare nel Finale, vitalistico e pieno di invenzioni melodiche, con incisi sognanti e cullanti, e la ripresa, quasi sorprendente, del tema principale.